La doppia morale del "Modello Rimini": quando l'ospitalità è moderna per gli hotel e illegittima per i piccoli proprietari
C'è un limite a tutto, ma sembra che la politica locale e regionale lo abbia abbondantamente superato. Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni a Rimini non è solo un cambio di rotta amministrativo: è una vera e propria dichiarazione di guerra ai piccoli proprietari.
Una guerra condita da una dose di ipocrisia che definire "grottesca" è un complimento.
La Guerra ai Piccoli: Il paravento dei "Residenti"
Per mesi ci hanno martellato con la narrazione della "lotta agli affitti brevi". Abbiamo sentito assessori e politici regionali fare la voce grossa, promettere (e attuare) controlli a tappeto, sbandierando la bandiera del bene comune.
"Dobbiamo tutelare il diritto alla casa", dicevano. "Dobbiamo riportare i residenti nei centri storici", aggiungevano con la faccia contrita.
In nome di questo nobile obiettivo, il piccolo host che cerca di mettere a reddito un appartamento per pagare il mutuo o integrare uno stipendio che non basta più è diventato il nemico pubblico numero uno.
Un "abusivo" morale, un usurpatore di spazi che dovrebbero appartenere alle famiglie. Nonostante abbia regolarmente ottenuto il CIN, paghi la cedolare secca al 21% e compili religiosamente l'alloggiati web.
Il Colpo di Scena: La "Svolta Storica" (per chi?)
Poi, all'improvviso, cade il sipario. Pochi giorni fa viene annunciata la "svolta": gli hotel di Rimini — quelli rimasti incastrati in un modello turistico degli anni '70 che non risponde più a nessuno — ora potranno trasformarsi.
Ma attenzione alle parole, perché è qui che il gioco si fa sporco.
Gli hotel potranno diventare residenze turistiche, staff hotel, condhotel, ostelli e coliving.
Il Doppio Peso, la Doppia Misura
Avete letto bene? Le stesse identiche forme di ospitalità che noi host offriamo da anni — e per le quali siamo stati demonizzati — diventano improvvisamente:
Quindi, ricapitoliamo: se un privato cittadino offre un'esperienza di coliving o una residenza turistica attraverso le OTA, sta "uccidendo la città".
Se lo fa un hotel che deve essere salvato dal fallimento di un modello obsoleto, allora è "progresso". 🤡
Non è questione di case, è questione di "torta"
La maschera è caduta. La scusa dei residenti era solo questo: una scusa.
La realtà è che la domanda turistica è cambiata, il mercato chiede flessibilità, appartamenti, spazi ibridi. Invece di permettere una sana concorrenza e una crescita organica del territorio, la politica ha deciso di blindare il mercato.
L'obiettivo è chiaro: eliminare la concorrenza "dal basso" per permettere ai soliti colossi e al sistema alberghiero di accaparrarsi quella fetta di mercato che prima non riuscivano a gestire.
Vogliono i turisti che cercano l'appartamento, ma vogliono che quegli appartamenti appartengano a chi ha le giuste "connessioni". Non ai piccoli property manager indipendenti.
Un precedente pericoloso per tutto il settore
Quello che sta succedendo a Rimini non resterà a Rimini. È un test.
Se passa l'idea che il diritto di proprietà del piccolo cittadino è sacrificabile in nome di un interesse pubblico che poi si rivela essere solo l'interesse di una lobby, siamo fritti.
Oggi tocca alla Romagna, domani toccherà a ogni altra città turistica d'Italia.
È un doppiopesismo schifoso che non tiene conto della fatica, dei sacrifici e della professionalità che migliaia di host hanno messo in campo in questi anni, sopperendo spesso alle mancanze di un sistema ricettivo vecchio e polveroso.
Conclusione: Non staremo a guardare
Non possiamo accettare che la politica ci usi come capro espiatorio per poi regalare il nostro lavoro e le nostre idee al "sistema".
È ora di alzare la voce, di fare rete e di pretendere coerenza.
Se una formula è "moderna e coerente" per un hotel, lo è anche per un privato che paga regolarmente IMU, tasse e adempimenti. Fine della storia.