La montagna ha partorito il topolino: l'innalzamento della cedolare secca al 26% non ha prodotto i risultati sperati
Avete presente i titoloni sugli "speculatori degli affitti brevi" e le crociate politiche contro chi affitta ai turisti? Bene, stappate pure lo spumante, ma quello buono: i dati del Sole 24 Ore hanno appena smontato il castello di carte della propaganda.
Parliamo dell'innalzamento della cedolare secca al 26% (dalla seconda casa in poi) introdotta nel 2024 per gli affitti brevi. Il risultato? Un buco nell'acqua clamoroso.
I numeri che zittiscono i "soliti noti"
Gettito flop: Lo Stato si aspettava chissà quale tesoretto, invece ha incassato appena 17 milioni di euro. Una briciola, uno zero virgola nel mare del mercato immobiliare.
La realtà dei proprietari: Sapete perché l'incasso è così basso? Perché l'80-90% dei proprietari gestisce una sola casa. Risultato: restano tutti blindati al 21% di cedolare secca.
Famiglie, non "squali": Questi dati confermano quello che abbiamo sempre detto: dietro gli affitti brevi non ci sono multinazionali (quelle stanno dietro agli studentati di lusso e hotel 5 stelle), ma famiglie che arrotondano lo stipendio o che, in molti casi, hanno solo quella rendita per arrivare a fine mese.
Lo scopo reale? Non era fare cassa, ma dare un segnale
Alla fine della fiera, i conti non tornano per il fisco, ma tornano per la politica.
È evidente che questa norma non è stata scritta per rimpinguare le casse dello Stato (17 milioni non pagano nemmeno le matite negli uffici pubblici), ma per fare scena.
È stata una mossa per scoraggiare, per mettere una bandierina ideologica e dare un segnale di "lotta" alla proliferazione degli appartamenti turistici nei centri storici. Un deterrente psicologico più che economico.
Host e property management: la realtà dietro i numeri
Mentre le associazioni politicizzate continuano a urlare allo scandalo e a dipingere il piccolo host come un nemico pubblico, i dati — quelli veri, quelli freddi — ci dicono che la "speculazione selvaggia" è un fantasma utile solo alla propaganda becera.
La maggior parte degli host italiani gestisce un solo immobile, spesso la seconda casa al mare o in montagna. Non parliamo di grandi operatori di property management con decine di appartamenti sulle OTA.
Parliamo di pensionati, lavoratori dipendenti, famiglie che integrano il reddito. Persone che pagano regolarmente IMU, rispettano le normative sul CIN (Codice Identificativo Nazionale), compilano alloggiati web e gestiscono guestbook digitali.
Ancora una volta: meno slogan, più realtà.