Domenica 20 settembre la Linke ha vinto le elezioni a Berlino. Lunedì mattina, in Italia, lo slogan era già pronto, stampato e condiviso: facciamo come Berlino.

Nessuno ha avuto il tempo di aprire un censimento, ma non importa: gli slogan viaggiano leggeri. Non portano bagagli, non portano numeri, e soprattutto non portano con sé la città da cui partono.
Proviamo allora a fare quello che lo slogan non fa: guardare dentro la valigia.
Berlino, la città degli inquilini
Secondo il censimento tedesco del 2022, a Berlino vive in casa propria il 15,8% delle famiglie. Tradotto in persone reali: 1.672.000 famiglie in affitto contro 304.000 proprietari.
Più di otto berlinesi su dieci pagano un canone a qualcun altro. La Germania, in un confronto tra 19 paesi europei, è penultima per quota di proprietari (dietro solo alla Svizzera).
Già qui l'analogia scricchiola. Ma il punto vero non è quanti berlinesi sono in affitto. È da chi affittano.
Chi possiede davvero Berlino
Secondo un'analisi di Savills, a Berlino 89 proprietari con almeno mille appartamenti ciascuno controllano circa 799.000 alloggi: più della metà di tutte le case in affitto della città.
Dentro ci sono:
Società pubbliche del Land
Grandi società immobiliari quotate in borsa
Fondi di investimento internazionali
Il primo privato, Deutsche Wohnen, ha da solo circa 115.000 appartamenti nell'area berlinese. Una sola azienda possiede, di fatto, una città di medie dimensioni.
È in questo contesto che nasce la politica abitativa della sinistra berlinese. Nel 2021 i berlinesi hanno votato in un referendum per espropriare i grandi gruppi immobiliari (il famoso "Deutsche Wohnen & Co. enteignen").
Nello stesso anno la Corte costituzionale federale ha bocciato il tetto agli affitti deciso dal Land. Si può essere d'accordo o no, ma almeno quelle misure avevano un bersaglio preciso: pochi soggetti enormi, con nome, cognome e quotazione in borsa.
Il racconto che funziona (a Berlino)
Il racconto berlinese è semplice: pochi grandi padroni di casa, tanti inquilini, quindi togliamo potere ai primi per darlo ai secondi.
Il problema nasce quando lo si impacchetta e lo si spedisce in Italia.
L'Italia, il paese dei piccoli proprietari
Da noi il quadro è completamente rovesciato.
Secondo i dati Istat rielaborati da Confedilizia, l'81,6% degli italiani vive in una casa di proprietà, il livello più alto dal 2012. E quelle case non sono di Vonovia o di fondi internazionali:
32,2 milioni di abitazioni appartengono a persone fisiche
Appena 2,5 milioni a società, enti o altri soggetti giuridici
In Italia il grande proprietario immobiliare praticamente non esiste. O meglio: esiste, ed è composto da qualche milione di famiglie.
Chi sono i "padroni di casa" italiani
Il pensionato con il bilocale ereditato dalla madre. La coppia che ha comprato la seconda casa con i risparmi di trent'anni di lavoro. Il figlio che ha trasformato l'appartamento dei nonni in una piccola attività per arrotondare uno stipendio che da solo non basta.
Ecco il paradosso che lo slogan nasconde.
A Berlino la sinistra dice: togliamo le case ai fondi per restituirle ai cittadini. In Italia le case sono già dei cittadini.
Fare come Berlino, qui, significa prendere uno strumento progettato per le multinazionali del mattone e puntarlo contro chi quelle multinazionali non le ha mai viste nemmeno in fotografia.
L'ironia che nessuno vuole vedere
Cosa succede quando rendi sempre più complicato, costoso e rischioso per una famiglia possedere e mettere a reddito una seconda casa?
Succede che la famiglia vende.
E chi compra, quando i piccoli proprietari mollano? Non altri piccoli proprietari, che nel frattempo hanno capito l'antifona. Comprano i soggetti con le spalle larghe: fondi, società, grandi gruppi.
In altre parole, "fare come Berlino" rischia di produrre esattamente Berlino. Si parte per combattere il modello dei grandi proprietari e si finisce per costruirlo con le proprie mani, un rogito alla volta.
Cosa servirebbe davvero in Italia
Se l'obiettivo è riportare case sul mercato degli affitti lunghi, il problema italiano non ha niente a che vedere con Berlino.
Da noi le case ci sono. Sempre secondo Confedilizia, le abitazioni di persone fisiche lasciate "a disposizione" sono 5.739.400, contro 3.617.108 affittate.
Milioni di porte chiuse. E sono chiuse per un motivo che chiunque abbia un appartamento conosce benissimo: la paura.
Le paure dei piccoli proprietari
La paura di un inquilino che smette di pagare e non se ne va più
La paura di anni di tribunale, avvocati e ufficiali giudiziari per riavere casa propria
La paura di trovarsi la serratura cambiata da qualcuno che quella casa non l'ha mai affittata
La paura di dover pagare IMU, manutenzioni e bollette mentre l'inquilino moroso è ancora dentro
In Italia affittare non è un investimento, è un atto di fede.
La ricetta (semplice) per riaprire le case
Non serve nessuna rivoluzione. Servono tre cose:
1. Sfratti rapidi per morosità
Chi non paga deve lasciare l'immobile in settimane, non in anni. Un contratto che non si può far rispettare non è un contratto, è una speranza.
2. Liberazione immediata in caso di occupazione abusiva
Chi entra in una casa non sua deve uscirne subito, senza che il proprietario debba trasformarsi in un esperto di procedura civile.
3. Un fondo vero per la morosità incolpevole
Se una famiglia perde il lavoro o si ammala e non riesce più a pagare, è giusto tutelarla. Ma quella tutela non può scaricarsi sul proprietario.
Serve un fondo pubblico che copra subito il canone, non dopo anni di pratiche. Perché dall'altra parte del contratto, quasi sempre, non c'è un fondo d'investimento: c'è qualcuno che con quell'affitto paga le bollette, l'IMU, la retta universitaria del figlio, o semplicemente arriva a fine mese.
Togli la paura ai proprietari e le case tornano sul mercato da sole. Nessun esproprio, nessun tetto agli affitti, nessuno slogan d'importazione.
Allora, facciamo come Berlino?
No. Perché chi oggi ripete "facciamo come Berlino" non sta proponendo una politica abitativa. Sta facendo propaganda:
Sterile, perché non produrrà una sola casa in più
Stupida, perché ignora chi possiede le case in Italia
Inutile, perché punta il dito contro un nemico che qui non esiste
Ha visto una vittoria elettorale in una città di inquilini e ha pensato di poterla incollare su un paese di proprietari, senza nemmeno aprire un censimento.
Resta solo una domanda, da rivolgere a chi sventola la vittoria della Linke come una bussola:
Se a Berlino il partito che ha vinto combatte perché le case tornino ai cittadini, contro chi sta combattendo, certa politica, in un paese dove ai cittadini appartengono già?