Nel lessico delle OTA esiste una parola magica: semplificare
Quando una piattaforma ti scrive che sta semplificando qualcosa, porta la mano al portafoglio. Non per malizia, ma perché la semplicità, nel mondo delle OTA, ha sempre un prezzo. E quel prezzo lo paga l'host.
In questi giorni è arrivata la mail di Vrbo. Tono premuroso: "sappiamo che i cambiamenti alle tue modalità di guadagno sono importanti". Poi la notizia in grassetto: dal 29 ottobre 2026 si passa a un'unica commissione trasparente del 12%.
Segue l'invito a "controllare e modificare le tariffe di conseguenza", che è il modo elegante per dire: il conto lo abbiamo cambiato noi, i prezzi li cambi tu.
Come funzionava prima (e quanto cambia ora)
Fino a oggi, nel modello a prenotazione, l'host pagava circa l'8% tra commissione e costi di pagamento, mentre all'ospite veniva aggiunta una sua commissione di servizio.
Da fine ottobre la trattenuta sale al 12%. Meno di Airbnb, certo. Ma la direzione è la stessa.
Il 13 ottobre Airbnb ha aperto le danze: commissione unica al 15,5%
Il primo colpo lo ha sparato Airbnb: dal 13 ottobre, per gli host europei, addio ai costi condivisi. La commissione diventa unica, del 15,5%, tutta a carico dell'host, contro il 3% di prima.
Vrbo arriva secondo e si ferma qualche punto sotto, ma il disegno è identico: l'ospite vede un prezzo pulito, l'host si carica l'intero costo del servizio.
Fin qui la notizia che trovate ovunque. Quella che quasi nessuno racconta riguarda il Fisco.
La ritenuta d'acconto che cresce da sola (e nessuno ne parla)
In Italia la piattaforma che incassa trattiene all'host il 21% di ritenuta d'acconto. E la trattiene sul lordo, cioè sul canone, commissione compresa.
Finché una parte del costo del servizio la pagava l'ospite, quella parte restava fuori dal canone e quindi fuori dalla base imponibile.
Adesso che la commissione ricade tutta sull'host, per mantenere lo stesso incasso bisogna alzare il prezzo. E alzando il prezzo si alza anche la ritenuta.
Risultato: si pagano tasse su soldi che non arriveranno mai sul conto, perché finiscono alla piattaforma.
I conti veri su una prenotazione da 1.000 euro (IVA sulla commissione esclusa)
Vrbo, prima del 29 ottobre:
1.000 € di canone
80 € di commissione
210 € di ritenuta
Sul conto arrivano 710 €
Vrbo, dopo, a prezzo invariato:
Vrbo, dopo, per restare a 710 € netti:
Il prezzo va portato a circa 1.060 €
La ritenuta sale a 222,50 €
Il ritocco è del 6%, non del 4% che suggerisce la semplice differenza di commissione
Airbnb, prima del 13 ottobre:
1.000 € di canone
30 € di commissione
210 € di ritenuta
Sul conto 760 €
Airbnb, dopo, a prezzo invariato:
Airbnb, dopo, per restare a 760 € netti:
Il prezzo sale a circa 1.197 €
La ritenuta sale a 251 €
41 € di tasse in più su ogni prenotazione da mille euro, senza aver guadagnato un centesimo
Aggiungendo l'IVA indetraibile sulla commissione, l'aumento necessario si avvicina al 25%
Moltiplicate per le prenotazioni di un anno e capirete perché la parola "semplificazione" suona un po' sinistra.
Il piccolo host al centro del bersaglio
Chi gestisce decine di appartamenti ha un revenue manager e un commercialista che fa questi conti ogni mese.
Chi ha un solo bilocale ha una calcolatrice e poco tempo. È proprio lui a pagare il prezzo più alto, perché l'adeguamento automatico proposto dalle piattaforme ragiona sull'host medio europeo, non su quello italiano, che ha la ritenuta sul lordo e l'IVA che non recupera.
Il problema del disallineamento tra canali
C'è un effetto collaterale. Se alzi Airbnb del 20% e Vrbo del 6%, i tuoi canali si disallineano. Se li alzi tutti allo stesso modo, regali margine alle piattaforme più economiche. Se non li alzi affatto, lo regali a tutte.
Non esiste una scelta neutra: esiste una scelta consapevole o una scelta subita.
E adesso? Come difendersi dall'aumento delle commissioni OTA
Le piattaforme portano ospiti, visibilità, pagamenti garantiti. Un valore reale, che però da quest'autunno costa di più, e il Fisco italiano provvede a farlo costare ancora un po' di più.
Ogni punto di commissione in più rende più conveniente l'unico canale che non trattiene nulla: l'ospite che torna, prenotando direttamente da te.
Il paradosso dell'ospite che è già tuo (ma non lo sa)
Il paradosso è che quell'ospite ce l'hai già. Dorme nel tuo letto, usa la tua cucina, ti chiede dove mangiare la sera.
Solo che lo hai conosciuto tramite una piattaforma, e quando riparte torna a essere un cliente della piattaforma, non tuo. La prossima volta ti ritroverà in mezzo a mille annunci, e tu pagherai di nuovo la commissione per riaverlo.
È esattamente il problema per cui abbiamo costruito Hostland. Il Welcomebook digitale accompagna l'ospite durante tutto il soggiorno, dall'arrivo alla partenza, e intanto gli fa conoscere il tuo sito, la tua casa, il tuo modo di accogliere.
Ogni soggiorno arrivato da un portale diventa l'occasione per cominciare una relazione diretta, e ogni ospite soddisfatto il primo mattone di una community tua, che la prossima volta prenota da te senza intermediari e senza commissioni da recuperare alzando i prezzi.
Il costo? 59,90 euro l'anno. Meno di quanto perdi su una sola prenotazione Airbnb da mille euro se non ritocchi le tariffe dopo il 13 ottobre. Lo trovi su vitadahost.it/servizi/hostland.
Non è una rivoluzione, è aritmetica
Quando l'intermediario costava il 3%, costruirsi una propria clientela era una fatica che non valeva la pena.
Oggi la domanda cambia natura: non è più se convenga farlo, ma quanto ti sta costando non averlo ancora fatto.
Resta una curiosità. Se le piattaforme diventano tutte uguali, con commissioni sempre più alte e sempre più a carico dell'host, su cosa si faranno concorrenza?
Sui viaggiatori, certamente. Sugli host, a quanto pare, molto meno.
E allora conviene che siano gli host a cominciare a farsi concorrenza da soli, con i propri ospiti.