C'è un'imposta che in Italia nessuno ama pagare e tutti i sindaci amano incassare. Si chiama imposta di soggiorno, la paga il turista, la riscuote chi lo ospita, e la spende il Comune. Un meccanismo perfetto, finché funziona. Il problema è che da gennaio rischia di funzionare un po' meno, e a Palazzo Marino se ne sono accorti con largo anticipo.
Il 30 ottobre l'assessore al Bilancio di Milano, Emmanuel Conte, ha lanciato l'allarme dalle pagine del Giorno: se a gennaio l'imposta torna al tetto massimo di 5 euro a notte, il bilancio comunale perde 50 milioni di euro e bisognerà tagliare i servizi. Il giorno dopo Quotidiano Nazionale ha messo in fila i numeri di tutte le grandi città. Il quadro è quello di un Paese che ha costruito una parte dei bilanci comunali sulle eccezioni, e adesso scopre che le eccezioni hanno una data di scadenza.
Perché da gennaio l'imposta di soggiorno può tornare a 5 euro?
La storia è semplice. L'imposta di soggiorno viene abolita nel 1989, torna a Roma nel 2010 e diventa nazionale nel 2011, con un tetto di 5 euro a notte. Quel tetto non è mai cambiato. Sono cambiate, e moltiplicate, le deroghe.
Milano ne ha usate tre: 2 euro in più per il Giubileo 2025, fino a 5 euro in più per le Olimpiadi invernali 2026, fino a 12 euro per gli alberghi a cinque stelle da aprile. Napoli è salita fino a 6 euro e Bologna fino a 7, sempre grazie al Giubileo. Tutte queste maggiorazioni, scrive Quotidiano Nazionale, decadono da gennaio se la prossima legge di bilancio non le proroga.
Chi non rischia niente sono Roma, Firenze e Venezia, che possono arrivare a 10 euro senza scadenza. Roma grazie a una legge del 2010 scritta per la Capitale. Le altre grazie a una regola che dal 2020 vale per i Comuni dove le presenze turistiche sono almeno venti volte i residenti. Secondo Assoturismo Confesercenti, nel club ci sono anche Rimini, Verbania, Siena e Pisa.
Quanto incassano davvero i Comuni con la tassa di soggiorno?
Qui l'ironia si scrive da sola, perché basta leggere i numeri. Nel 2019 Milano incassava 50 milioni. Nel 2024, l'ultimo anno senza deroghe, era già a 76,5 milioni. Nei primi nove mesi del 2026 è arrivata a 110,5 milioni, e la proiezione per l'anno intero è di circa 153 milioni, più o meno il triplo del 2019. Non tutto resta in cassa: il decreto sulle Olimpiadi assegna allo Stato metà dell'extragettito, e la stima del giornale è che a Milano restino tra 120 e 135 milioni.
A livello nazionale, nel 2025 l'imposta ha portato 1,18 miliardi di euro, il 78% in più del 2019. Gli enti che la applicano sono passati da 1.016 a 1.545. Quattro città, Roma con 288 milioni, Milano con 109,3, Firenze con 82,9 e Venezia con 39, valgono da sole il 44% del gettito italiano.
Ricapitoliamo. Un'imposta nata per finanziare turismo, cultura, ambiente e servizi locali, perché questo dice la legge sulla sua destinazione, è diventata una delle voci più dinamiche dei bilanci municipali. E l'allarme di queste settimane riguarda solo come non perderne neanche un euro.
Cosa propone Milano per non perdere 50 milioni?
Le proposte sul tavolo sono due. La prima è allargare il tetto di 10 euro alle grandi città, oggi escluse dal criterio dei residenti. Milano, per rientrarci, avrebbe bisogno di circa 28 milioni di presenze l'anno: nel 2025 ne ha registrate 17,7 milioni. Tradotto: la regola dei venti turisti per abitante è pensata per Venezia e Rimini, non per una metropoli di affari.
La seconda proposta è quella di Conte, ed è la più interessante: un'imposta in percentuale sul prezzo della camera, progressiva, con un richiamo all'articolo 53 della Costituzione. Chi dorme in un cinque stelle paga di più, chi dorme in un ostello paga di meno. L'assessore ha anche fatto un confronto che rende bene l'idea: nella stessa catena alberghiera si pagano 10 euro a Roma, 8 a Firenze e 5 a Milano. E ha aggiunto una frase destinata a restare: «i benefici del turismo che cresce vanno tutti a Roma»
Gli host italiani dovrebbero tifare per la proroga o per il tetto?
Domanda scomoda, e risposta meno ovvia di quanto sembri. Se le deroghe decadono, a Milano, Napoli e Bologna l'ospite pagherà meno, e questo aiuta i prezzi. Ma i Comuni, con decine di milioni in meno, cercheranno altrove: controlli, regolamenti, nuove imposte. Napoli e Bologna insieme, secondo le stime pubblicate, rischiano circa 20 milioni l'anno. Nessuna amministrazione rinuncia a cifre del genere senza cercare un compenso.
Se invece passa la proroga, o peggio un tetto più alto per tutti, l'imposta resta una tassa che pagano i turisti, riscuotono gli host e spendono i sindaci, senza che chi la riscuote abbia voce su come viene spesa. È questo il punto che manca nel dibattito di queste settimane. Si discute di quanto incassare, mai di quanto costa riscuotere e di chi si accolla quel costo.
La partita si gioca nella prossima legge di bilancio.
Tariffe che cambiano, deroghe che scadono, Comuni che riscrivono le regole: su Vita da Host seguiamo l'imposta di soggiorno città per città e ne parliamo con chi ogni giorno la riscuote. Su Hostland trovi strumenti e servizi pensati per la gestione quotidiana degli affitti brevi, burocrazia compresa. Per ricevere gli aggiornamenti appena la legge di bilancio decide, iscriviti alla Newsletter.