Parlando di Turismo, nel 2001 il Parlamento ha tolto allo Stato italiano una cosa: la possibilità di dirigerlo. Con la riforma del Titolo V (legge costituzionale 3/2001), il turismo è sparito dall'articolo 117 della Costituzione e da allora è materia "residuale" — di competenza legislativa esclusiva delle Regioni, senza nemmeno i paletti dei principi fondamentali statali che vincolano le altre materie.
Tradotto: 20 turismi diversi, uno per Regione, ciascuno con le proprie leggi, le proprie classificazioni ricettive, le proprie priorità di spesa. Nessuno che possa dire dove deve crescere il settore e dove no.
I numeri
I numeri di oggi sono la fattura di quella scelta:
Il 75% dei flussi turistici italiani si concentra su appena il 4% del territorio nazionale, secondo i dati del Ministero del Turismo
Il 20% delle municipalità italiane — 984 su oltre 7.900 — intercetta il 90,4% degli arrivi nazionali
Venti comuni, lo 0,4% del totale, assorbono il 32% delle presenze
Roma da sola vale il 9,4% di tutte le presenze del Paese
L'Italia resta al 21° posto su 27 Paesi UE per stagionalità: ad agosto le presenze sono più che doppie rispetto alla media mensile, il 24% in più della Spagna
Non è maltempo. È l'assenza strutturale di un piano industriale nazionale, in un settore che vale il 13% del PIL con l'indotto vicino al 25%.
Ogni Regione insegue i propri numeri, i Comuni più forti attraggono ulteriori risorse promozionali perché già attraggono turisti — un circolo che si autoalimenta — mentre i piccoli centri che avrebbero bisogno di essere rilanciati restano fuori dai radar, senza budget e senza voce in un tavolo nazionale che, di fatto, non esiste con poteri reali.
Il Ministero del Turismo può solo coordinare
Il Ministero del Turismo, ricostituito nel 2021, può promuovere, cofinanziare, coordinare — ma non può legiferare sopra le Regioni, al massimo affiancarle come successo con il CIN (Codice Identificativo Nazionale).
L'unico vero esperimento di redistribuzione su scala nazionale è il Piano Nazionale Borghi del PNRR: oltre 1 miliardo di euro, 294 comuni beneficiari, obiettivo dichiarato di "trasformare il turismo lento in uno strumento concreto di redistribuzione dei flussi".
Funziona, nei limiti in cui può funzionare un progetto con scadenza — quella del PNRR, giugno 2026 in poi per la chiusura interventi. Non è una regia permanente. È un bando.
Come fanno gli altri: Spagna, Francia e Grecia
Spagna: decentralizzazione con cabina di regia
Stesso punto di partenza costituzionale dell'Italia: il turismo è competenza esclusiva delle Comunità Autonome (art. 148.1.18 CE), e la frammentazione regolatoria è reale quanto la nostra — sette denominazioni diverse di affitto turistico da regione a regione.
Ma la Spagna ha costruito sopra quella frammentazione un'architettura che l'Italia non ha:
Una Conferencia Sectorial de Turismo che riunisce il ministro nazionale e tutti i consiglieri regionali del turismo con cadenza regolare
Un'agenzia di promozione internazionale unica e potente (Turespaña)
Una Estrategia España Turismo 2030 che nomina esplicitamente, come obiettivo strategico, la "desestacionalización, desconcentración y distribución" della ricchezza turistica sul territorio
Fondi Next Generation EU canalizzati dallo Stato verso le destinazioni interne meno sviluppate attraverso i Planes de Sostenibilidad Turística en Destino
Decentralizzazione legislativa, sì. Ma con una cabina di regia nazionale che decide dove indirizzare i soldi.
Francia: competenza condivisa e promozione unificata
Qui il turismo non è mai stato competenza esclusiva di nessuno: è definito per legge "compétence partagée" tra Stato, Regioni, Dipartimenti e Comuni (Code du tourisme, art. L.111-1).
Lo Stato tiene per sé la strategia nazionale di promozione attraverso Atout France, un ente pubblico-privato con 320 dipendenti e 80 milioni di euro di budget che si occupa di:
Le stesse funzioni che in Italia sono polverizzate tra 20 sistemi regionali diversi.
La coerenza tra livelli si costruisce attraverso i Contrats de Plan État-Régions, accordi bilaterali di finanziamento che allineano strategia nazionale e priorità regionali sullo stesso tavolo, con gli stessi soldi.
Grecia: il modello più centralizzato e redistributivo
Il modello più centralizzato dei tre, e non a caso il più esplicitamente redistributivo.
Nel 2026 il governo greco ha varato lo Special Spatial Framework for Tourism, che divide per la prima volta l'intero territorio nazionale in cinque categorie in base alla pressione turistica:
Dove vietare nuovi investimenti (Santorini, Mykonos, Creta)
Dove incentivarli (aree interne, isole minori, comunità rurali)
È un piano industriale vero, calato dall'alto da un Ministero del Turismo con potere normativo reale — qualcosa che in Italia sarebbe semplicemente incostituzionale, perché il governo del territorio a fini turistici è materia regionale.
Il punto: serve una regia permanente, non un bando
Nessuno dei tre competitor ha centralizzato tutto. Spagna e Francia restano, sulla carta, decentralizzati quanto l'Italia.
La differenza non è il livello di competenza formale — è che tutti e tre hanno costruito, sopra quel livello, un meccanismo che funziona:
Un tavolo con potere reale
Un fondo permanente (non un bando a scadenza)
Un'agenzia unica di promozione internazionale
L'Italia ha pezzi sparsi di tutte e tre le cose — un Ministero senza leva legislativa, un Piano Borghi con data di scadenza, nessuna Turespaña, nessun Atout France, nessuna Conferencia Sectorial con potere vincolante — ma non ha mai messo insieme i pezzi in una regia che duri più di una legislatura o di un ciclo di fondi europei.
Riformare senza toccare la Costituzione
Riaprire il Titolo V è, politicamente, quasi impensabile: nessuna Regione rinuncerebbe volontariamente a una competenza esclusiva.
Ma tra "riscrivere la Costituzione" e "aspettare che ogni Regione faccia da sé" c'è uno spazio enorme e vuoto, che Spagna, Francia e Grecia occupano in tre modi diversi e l'Italia no.
Non serve un nuovo Ministero. Serve che quello che c'è abbia in mano un fondo strutturale — non un PNRR — e la forza contrattuale per dire a un piccolo borgo che vuole ripopolarsi: da domani, i soldi della promozione nazionale arrivano anche a te.
C'è naturalmente chi difende lo status quo: chi sostiene che le specificità turistiche italiane — montagna, mare, città d'arte, enogastronomia — richiedano competenze radicate sul territorio più di quanto un piano centrale potrebbe garantire, e che il vero problema non sia la Costituzione ma la mancanza di volontà politica di usare gli strumenti di coordinamento — Conferenza Stato-Regioni in primis — già oggi disponibili.